La Coop. Ca’ Magre è nata nel 1988 dall’incontro di quattro giovani amici, stanchi del proprio lavoro (un impiegato, un operaio e un'insegnante) con la voglia di intraprendere una propria attività originale in un settore “innovativamente tradizionale”.
L'idea prende forma: troviamo del terreno con una casa dove plasmare l’azienda agricola in forma cooperativa,
dove ognuno ha la grande opportunità di autogestire il proprio lavoro, dove la solidarietà si può concretizzare sia a livello sociale che economico.
Ed ecco quindi la scelta dell’agricoltura biologica, consapevoli testimoni della non sostenibilità oltre che della dannosità di un’agricoltura convenzionale sempre più spenta e sempre più dipendente dalla chimica.


Avevamo trovato un terreno di 12.000 mq circa con un fabbricato diroccato e cadente, dove non c’era acqua, dove il terreno proveniva da anni e anni di coltivazioni depauperanti e distruttive di tabacco, dove la sostanza organica non esisteva, dove in certi punti il campo era molto simile ad un deserto e dove la presenza di nematodi nel terreno era talmente elevata che nessuno ci voleva più coltivare.
A noi, giovani molto motivati, sembrava il posto più bello del mondo.
A quel punto ci siamo resi conto che avevamo bisogno di una mano su due fronti: su quello agricolo per iniziare una conversione al biologico della terra e su quello societario per portare avanti la costituzione della Cooperativa.
Da un lato ci siamo rivolti a due agricoltori biologici (Giuseppe Fontanabona e Roberto Forapan) della zona che ci hanno indicato la corretta via per iniziare: uso intensivo per due anni della pratica del sovescio, con relativi e abbondanti apporti di letame al fine di aumentare il tenore della sostanza organica, base fondamentale per poter coltivare ortaggi.
Sull’altro lato ci siamo rivolti alla MAG (Mutua autogestione) che tra i suoi scopi ha anche quello di accompagnare e promuovere nuove forme imprenditoriali nel settore dell’economia solidale e dell’impresa sociale.


Iniziava intanto a prendere forma il progetto concreto e le attività nelle quali la nostra Cooperativa si sarebbe impegnata.
Eravamo consapevoli e convinti che per noi era necessario operare una diversificazione delle attività agricole.
La coltivazione del fondo doveva essere la base fondamentale, ma accanto ad essa dovevano affiancarsi altre attività collaterali e sinergiche a questa.
Hanno preso forma quindi, nel nostro progetto, la vendita diretta (spaccio aziendale e mercati), l’agriturismo (alloggio e ristorazione), la fattoria didattica e le azioni di salvaguardia ambientale diretta.
Tutto era ancora nella nostra testa, ma eravamo sicuri che quella poteva essere la strada giusta per noi.
Per far capire l’innovazione, pertanto, vorrei far presente che parlare di vendita diretta 20 anni fa era come parlare di aria fritta, di cose inutili. Venivamo guardati come dei sognatori irrazionali. La diffusione che sta avendo negli ultimi anni la vendita diretta da parte delle aziende agricole ci conferma che non era così, che l’intuizione non era poi così campata per aria. La diversificazione delle attività agricole è diventata patrimonio comune dell’agricoltura italiana ed europea.
Occorreva solamente mettere in pratica ciò che avevamo chiaro nella testa. Con un piccolo handicap. Eravamo senza attrezzatura, senza soldi, con poca esperienza, ma con tanta voglia di fare e di impegnarci.
Eravamo consapevoli che quello era il progetto della nostra vita e che avrebbe potuto aprire innumerevoli opportunità lavorative per altre persone.
Una possibilità molto importante per noi in quel periodo è stata quella di accedere ad alcuni appalti per manutenzioni e rimboschimenti presso il Parco del Mincio di Mantova.
Questo ci ha permesso di avere le prime entrate sicure da poter poi investire in azienda e di prendere coscienza dell’importanza, spesso dimenticata e sottovalutata, dell’albero per l’uomo.
Siamo partiti con la vendita in azienda e in qualche mercato rionale dove gli acquirenti apprezzavano la freschezza del prodotto stesso e la competitività del prezzo.
Attraverso il successo economico riscontrato nelle vendite dirette abbiamo iniziato la ristrutturazione del fabbricato.
Un piccolo lavoro alla volta, a seconda delle possibilità, tale ristrutturazione è durata di 8 anni.
Abbiamo mantenuto la struttura originaria senza sovvertire nulla dell’impianto rurale, conservando i materiali come ad esempio mattoni di argilla cruda.
Con la ristrutturazione si è realizzata una sala per attività culturali, 5 camere da letto e un punto di vendita diretta dei nostri prodotti prodotti.


Siamo diventati soci fondatori della Coop. “La Primavera”, realtà tra le più importanti a livello agricolo biologico della Provincia di Verona e della Regione Veneto
Questo ci ha permesso sicuramente di fare un grande salto di qualità.
Unirci a gran parte degli agricoltori biologici veronesi ci ha dato la possibilità di confrontarci e migliorarci da un punto di vista agricoloe al fine di avere più possibilità nel reperire prodotti di grande qualità da inserire nella nostra vendita diretta.
Per quanto riguarda l’attività di tutela ambientale abbiamo preso in affitto dal 1998 otto ettari di zona umida all’interno della “Palude di Pellegrina” e abbiamo fatto un progetto di rinaturalizzazione della zona.
È necessario specificare che la Palude di Pellegrina è un sito di importanza comunitaria perché costituisce una dei 3 residui lembi di zona umida esistenti tuttora, zona che faceva parte di un importante territorio palustre conosciuto come Valli Grandi Veronesi.
Ecco quindi l’importanza della tutela di questi piccoli siti (Palude di Pellegrina, Brusà e Busatello), che rappresentano una memoria storica, ambientale e sociale di un passato che è stato dimenticato e spazzato via. L’importanza delle zone umide è determinato dal fatto che, causa la grande presenza d’acqua, conservano in sé un buon numero di varietà di forme viventi che non si riscontrano in nessuna altra tipologia di territorio.
La nostra motivazione nell’intraprendere questa avventura, che non dà alla Cooperativa nessun tipo di reddito, è data dalla convinzione che una delle funzioni delle aziende agricole dovrebbero avere è quella della tutela ambientale “adottando" una parte del proprio territorio e rinaturalizzarlo.


Il progetto da noi messo in pratica, prevede una parte di rimboschimento (abbiamo piantato circa 1000 alberi) con essenze autoctone (ontani, frassini, olmi, carpini ecc.).
Abbiamo osservato dal 2000 al 2010, che da una vegetazione a canneto, causa la carenza sempre più marcata d’acqua, si passa ad una competizione tra rovi e canneto, l’affermazione dei rovi che entrano in competizione con il salice cinerino, il quale prenderà il sopravvento per specializzarsi in un bosco a vocazione umida quasi monospecie.
Abbiamo coinvolto nel progetto palude anche le associazioni ambientaliste le quali hanno risposto in maniera entusiasta e concreta.
L’obiettivo è quello di creare un corridoio ecologico tra Palude di Pellegrina e Palude del Busatello, al fine di mettere in collegamento due delle tre zone umide rimaste nella Provincia di Verona, prevedendo lungo questo percorso rimboschimenti ed altri interventi di miglioramento ambientale.
Con l'aumento della superficie coltivata abbiamo dotato l'azienda di macchinari ed attrezzature adeguate.
Nel 2017 è stato costruito un magazzino attrezzato, dove poter lavorare in modo ottimale i prodotti della nostra Terra e dove le persone possano lavorare in maniera dignitosa e razionale.

SOCIETÀ COOPERATIVA AGRICOLA CA' MAGRE - P.IVA: 02079840233